Perche il nostro labrador tira al guinzaglio?

Una delle principali domande che ci vengono rivolte da parte dei proprietari, riguarda la possibilità di far smettere il proprio cane di “tirare” al guinzaglio.

Prima di esaminare le tecniche per insegnare al nostro fedele compagno a camminare correttamente accanto a noi, bisognerebbe chiedersi quali siano le ragioni di tanta trazione.

Le cause per cui un cane “tira” al guinzaglio possono essere molteplici.

In primo luogo, il nostro cane non nasce per essere collegato al conduttore umano attraverso uno strumento di controllo e contenimento quale è il guinzaglio perchè, in natura, non esistono questi mezzi di gestione forzata.

In relazione a ciò, emerge una seconda causa inerente alla trazione del guinzaglio che si riferisce alla ordinaria deambulazione del cane.

Osservando il nostro amico muoversi liberamente in una determinata area, vedremo che il suo incedere è caratterizzato da ripetuti cambi di andatura, con l’aggiunta di variazioni di direzione dovute alla percezione di odori provenienti dall’aria o dal terreno.

Tale modalità di movimento è mantenuta anche durante la camminata al guinzaglio, non avendo il cane altra capacità di conoscenza del mondo esterno se non attraverso questi spostamenti variabili per velocità e destinazione.

Tutto ciò va a scontrarsi con il modo umano di intendere la passeggiata, essendo noi abituati a mantenere una deambulazione costante e a spostarci in linea retta.

In altre parole, uomo e cane hanno una differente interpretazione del muoversi nel mondo e questo diventa il fattore principale del “non capirsi” durante le uscite quotidiane.

Sempre in riferimento a quest’ultimo aspetto, gli studi effettuati sulla rapidità di movimento di cane e uomo hanno dimostrato come la velocità del primo è in media il doppio di quella del secondo, facendo comprendere ulteriormente come possa divenire difficile ottenere spontaneamente una passeggiata comune.

Legge fisica: più noi teniamo teso il guinzaglio, più il cane tenderà a opporre resistenza e a tirare!

Oltre alle cause naturali del tirare al guinzaglio, esistono altri elementi collegati all’apprendimento.

Molto spesso, infatti, siamo noi stessi a indurre il nostro amico a muoversi in trazione, facendogli comprendere come questa modalità possa portare un qualche beneficio.

In questo senso, interviene un’importante legge della fisica secondo la quale “a ogni azione corrisponde una reazione uguale per intensità e contraria per direzione“.

Così, se durante la passeggiata manterremo il guinzaglio in tensione per evitare che il cane tiri eccessivamente, il nostro amico tenderà ad avere una risposta di ulteriore trazione in direzione opposta alla nostra.

Più noi tireremo all’indietro, più il cane spingerà in avanti, instaurando un “circolo vizioso” difficile da interrompere.

Inoltre, questa contrapposizione di forze può recare disagio alle regioni del corpo coinvolte, facendo sì che il cane, per sfuggire a tale pressione, aumenti ulteriormente l’intensità della trazione.

Se moltiplichiamo l’esperienza del camminare al guinzaglio per il numero delle uscite quotidiane il nostro amico, in risposta alle cosiddette regole del “condizionamento classico”, considererà il guinzaglio quale segnale di una inevitabile pressione in avanti.

Vince lui: la forza che il cane imprime al guinzaglio è molto superiore al suo peso

Vi sarà, poi, un possibile altro fattore a favore della trazione, in quanto il cane può riuscire, proprio tirando il guinzaglio, a raggiungere i punti che vuole conoscere.

Non sempre, infatti, dinanzi a un tirare improvviso, il proprietario può essere in grado di fermare il nostro amico sopratutto quando la velocità e il peso del cane sono elevati.

Il peso del cane a una velocità di circa 10 km/h viene moltiplicato per 5,5 – una volta raggiunti i 20 km/h, quello stesso peso sarà moltiplicato per 11 volte.

Questo ci aiuta a capire come per molti proprietari sia difficile impedire al nostro amico di dirigersi nella zona prescelta.

La trazione al guinzaglio potrà, infine, essere causata da un rapporto non correttamente definito tra cane e proprietario. Tale elemento conduce al concetto di “relazione sociale”, a sua volta correlato alle cosidette “regole di gestione”.

Qualora al nostro amico fosse consentito di agire (anche in casa) solamente secondo la sua volontà, senza introdurre le normali abitudini di collaborazione e rispetto, diverrà inevitabile l’assunzione di una certa autonomia anche durante le passeggiate quotidiane.

In poche parole tutti i “messaggi” che lui riceve durante la vostra convivenza avranno un riflesso nel suo comportamento, per cui egli riterrà di poter decidere come capobranco anche con il guinzaglio e le uscite di casa comporteranno una personale scelta delle mete da raggiungere e delle modalità da adottare per arrivarci.

Tutto questo crea un conseguente stress per il cane e una totale mancanza di controllo per il proprietario.

Nel prossimo articolo vedremo quali possono essere le regole di una corretta gestione (disciplina e libertà).