La cataratta nel labrador: come si manifesta

Cataratta nel Labrador: si deve fare una distinzione tra nucleosclerosi e cataratta.

La nucleosclerosi consiste in un inevitabile cambiamento fisiologico del cristallino dovuto all’età: con il passare del tempo la porzione più centrale di questo va incontro ad un progressivo addensamento dando un riflesso grigio-bluastro.

Di solito ciò non interferisce con la visione tranne il caso in cui la nucleosclerosi sia talmente intensa da provocare deficit visivi.

Questo processo senile compare solitamente nel labrador dopo i 7-8 anni mentre nel gatto è evidenziabile attorno ai 12-13 anni.

Alla visita oculistica si differenzia dalla cataratta perchè in questo caso la zona più periferica del cristallino mantiene la sua trasparenza e inoltre è ben visibile la retina e le sue componenti come pure il riflesso tappetale (per intenderci la luce riflessa dall’occhio quando illuminato al buio).

Il termine cataratta sottintende qualsiasi opacità della lente.

Si può classificare in base all’età di insorgenza (congenita, giovanile, senile), alla posizione (nucleare, capsulare, sottocapsulare, polare, equatoriale), alla fase di sviluppo (incipiente, matura, ipermatura), alla causa (ereditaria, diabetica, nutrizionale, degenerazione retinica, tossica, traumatica, secondaria a uveite, le più frequenti) o all’aspetto (lineare puntiforme, stellata, totale).

Cataratta labrador: le tipologie più frequenti

Per quanto riguarda la cataratta diabetica possiamo dire che circa l’80% dei cani diabetici sviluppano cataratta, talvolta anche in tempi relativamente brevi.

Nel paziente diabetico aumentano i livelli di glucosio nel sangue e così pure nell’umore acqueo a livello della camera anteriore dell’occhio; il glucosio per diffusione entra anche nella lente e, per osmosi, questo comporta un rigonfiamento della stessa con comparsa della cataratta.

Le cataratte genetiche HC (ereditarie) sono tra quelle più frequenti e talvolta compaiono in soggetti in giovane età, spesso bilateralmente.

La modalità di trasmissione non è chiaro in tutte le razze ma nella maggior parte dei casi sembra che questa avvenga con un meccanismo di tipo autosomico recessivo.

La strategia migliore per evitarla è quella di far controllare i riproduttori attraverso dei test genetici sul DNA e ovviamente di fare riprodurre solo i soggetti esenti.

Nei soggetti affetti si raccomanda la sterilizzazione chirurgica e l’esclusione dalla riproduzione.

Le cataratte traumatiche possono conseguire a rotture della capsula della lente o a uveiti traumatiche.

La cataratta senile si forma spesso nei cani anziani, come del resto anche nell’uomo.

Oltre alla nucleosclerosi, sempre presente, talvolta i cani anziani presentano delle opacità della porzione corticale della lente che molto lentamente (anche nell’arco di anni) tende ad evolvere verso una cataratta corticale con il conseguente deficit visivo.

Cataratta labrador: come si cura?

In commercio esistono molti farmaci reclamizzati per la terapia medica della cataratta ma attualmente non ci sono evidenze scientifiche sull’efficacia effettiva di questi prodotti nell’arrestare la progressione o nel favorire il riassorbimento della stessa.

La terapia chirurgica è volta non solo a ridare la vista ad un animale che l’aveva persa ma altresì ad evitare tutte quelle complicazioni che si possono verificare quando compare una cataratta e cioè il glaucoma (ipertensione endoculare), la lussazione della lente catarattosa (spostamento dalla sua sede naturale), e l’uveite facoclastica (infiammazione provocata da sostanze liberate dalla lente alterata).

La chirurgia della cataratta nel labrador si avvale delle stesse metodiche che si applicano in campo umano.

Il caso clinico va selezionato raccogliendo l’anamnesi ed effettuando una visita oculistica completa; talvolta servono indagini collaterali quali l’ecografia oculare e l’elettroretinografia.

L’intervento va effettuato in anestesia generale gassosa aggiunta ad un blocco neuromuscolare (curarizzazione) per posizionare l’occhio in maniera corretta.

La strumentazione comprende un microscopio operatorio e un facoemulsificatore il quale consente di frammentare il contenuto della lente con gli ultrasuoni e di asportarlo mediante un sistema di irrigazione e di aspirazione.

Dopo avere asportato la porzione centrale della capsula anteriore e il contenuto della lente si pulisce attentamente la capsula posteriore; nella maggior parte dei casi si inserisce una lente artificiale che consente all’animale di vedere bene fin dal termine dell’intervento.

Se ciò non fosse possibile residua un difetto ottico per cui le immagini appaiono sfocate.

Sono possibili complicazioni intraoperatorie e postoperatorie ma le tecniche anestesiologiche moderne unite all’uso della curarizzazione, la disponibilità della facoemulsificazione e l’uso di lenti intraoculari ha fatto si che negli ultimi anni la percentuale di successo sia salita al 95% e che queste siano di gran lunga diminuite.