Leishmaniosi: la prevenzione nelle tue mani

Il primo vaccino contro la leishmaniosi canina è finalmente disponibile!

Di fronte a possibili quadri sintomatologici devastanti, ad una diagnosi quantomeno complessa, ad una terapia mai completamente risolutiva, le alternative sono rappresentate dalla prevenzione. Tutta la medicina moderna fonda i suoi successi sull’aspetto profilattico, più che su quello terapeutico.

Nell’ambito della leishmaniosi canina questo punto di vista assume un’importanza fondamentale.

Da 2 anni e mezzo è a disposizione in Europa il primo vaccino contro la leishmaniosi canina, causata da L. infantum.

Questa nuova misura di prevenzione ha colmato un divario che fino ad oggi rappresentava un vero e proprio limite nelle misure di prevenzione adottate.

In linea generale un vaccino stimola il sistema immunitario a reagire contro un “agente esterno”, quindi in un certo senso rappresenta l’ultimo baluardo di difesa dell’organismo.

Nello specifico, parlando di vaccinazione contro la leishmaniosi canina, si è detto più volte che quando i promastigoti infettanti vengono immessi dal flebotomo vettore nell’organismo del cane, l’unica difesa è la completa efficienza del sistema immunitario.

Se per un qualsiasi motivo (debilitazione, malattie concomitanti, infezioni pregresse, ecc.) il sistema immunitario non è in grado di rispondere a quel patogeno in maniera adeguata, l’infezione progredirà verso la malattia. La vaccinazione è la nuova misura di prevenzione che garantisce un sistema immunitario completamente efficiente verso la leishmaniosi canina.

Il vaccino induce il sistema immunitario del cane a reagire adeguatamente verso il protozoo, “insegnando cosa fare” alle cellule specializzate. Successivamente queste cellule saranno in grado di eliminare il parassita.

Un cane che vive in zona endemica, quindi con una forte presenza di protozoi e di conseguenza soggetto a ripetute sollecitazioni (punture del vettore infetto), può non essere sempre efficiente da un punto di vista immunitario verso Leishmania infantum, proprio a causa dei ripetuti contatti con il parassita.

Proprio per questi motivi la vaccinazione aiuta il sistema immunitario ad essere sempre “in allerta” verso quel determinato patogeno.

Allorché il protozoo dovesse superare la prima linea di difesa dell’organismo, rappresentata proprio dai monociti (vedi paragrafi precedenti), è proprio grazie allo stimolo vaccinale che interverranno le cellule specializzate (e preallertate), le uniche deputate all’eliminazione di leishmania.

Così come la prevenzione vaccinale rappresenta un tassello fondamentale nella lotta alla malattia, la profilassi indiretta ovvero la lotta all’insetto vettore, risulta comunque essere importante, per evitare il più possibile che i flebotomi pungano i cani.

La battaglia ambientale contro i pappataci è persa in partenza, vista l’impossibilità dell’utilizzo massivo di insetticidi in aree tanto diverse (habitat dei flebotomi) e diffuse su tutto il territorio.

Anche l’eventuale intervento sui serbatoi di leishmania è tutt’altro che agevole, di fatto impossibile.

Da più parti viene proposto lo stamping-out (uccisione in massa) dei cani positivi sintomatici, soprattutto per diminuire l’incidenza della malattia nell’uomo, ma i risultati sperimentali di questi tentativi – praticati in Sicilia, Cina e Brasile – sono stati contrastanti e fallimentari.

Infatti c’è una miriade di fattori da considerare, prima di dare effettivo credito a queste pratiche, in primis l’esistenza dei serbatoi selvatici (cani randagi, lupi, volpi, roditori, forse rettili, ecc.) o comunque diversi dal cane (uomini e gatti).

Se associamo questi aspetti a naturali considerazioni di ordine eticomorale, non si può che concludere, che è del tutto inutile ed anche illusorio e delittuoso pensare di combattere la leishmaniosi uccidendo i cani domestici nei quali è stata accertata la malattia.

Gli unici interventi praticamente realizzabili in termini di lotta al vettore sono l’utilizzo di dispositivi “anti-punture”, sia per proteggere i cani sani dai pappataci infestanti, ma anche per evitare che flebotomi non infetti possano assumere il parassita, pungendo i cani positivi, e rappresentare così un problema per la salute
animale ed umana.

Analogamente vi sono determinati comportamenti da adottare e tutte le misure di prevenzione disponibili dovrebbero essere utilizzate al fine di ottenere una protezione a 360° verso la malattia.

Quindi in sinergia alla vaccinazione contro la leishmaniasi dovrebbe evitare, per quanto possibile, di far dormire il cane all’aperto durante la notte, in particolare nel periodo che va da Maggio ad Ottobre. Anche le passeggiate serali rappresentano un rischio potenziale.

I box e le finestre delle abitazioni dovrebbero essere dotati di zanzariere a maglia fitta (lato non superiore a 2 mm), eventualmente impregnate con qualche buon prodotto insetticida-insettorepellente.

Per quanto concerne i prodotti insetticidi da applicare direttamente sulla cute e sul pelo degli animali, in commercio sono presenti diverse formulazioni di repellenti: spray, spot-on, collari; su tutti questi prodotti sono stati condotti diversi studi scientifici che hanno dimostrato l’efficacia di tutti nella prevenzione delle punture dei flebotomi.

Questi studi, massicciamente promossi dalle diverse ditte produttrici, dimostrano come l’applicazione di questi presidi repellenti ai cani che vivono in aree fortemente endemiche per leishmaniosi, risulti in una protezione statisticamente significativa.

Pur trattandosi di dati estremamente positivi, non si deve dimenticare che il collare, le gocce, lo spray non possono rappresentare una protezione “assoluta” (come qualsiasi dispositivo “anti-pappatacio”).

Infatti è dimostrato che sia sufficiente una sola puntura di flebotomo (che può iniettare fino a 150 promastigoti infettanti) su un soggetto predisposto, affinché si manifesti col tempo la sintomatologia che conosciamo.

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