Uno degli argomenti più inflazionati e di “moda” tra i proprietari di cani è quello di: fare cuccioli in maniera low cost! Possiamo vedere quanti annunci di cucciolate improvvisate ci sono ogni giorno sulle più famose testate di annunci (Subito, Bacheca, Kijiji; ecc…)

Vediamo in dettaglio la situazione

Negli ultimi anni va molto di moda “produrre” cucciolate, non si può utilizzare il termine più adatto e specifico quale “allevare” perché ha un’accezione e un peso molto diverso in rispetto da quanto oggi si pratica in modo abituale.

Questo è un argomento delicato e che esula dalle competenze di molti ma non si può negare che essere allevatore e praticarlo in modo corretto e professionale è, a tutti gli effetti, un lavoro che non tutti possono praticarlo ne inventarsi improvvisamente di poterlo compiere, essendo necessarie competenze, conoscenze e esperienza che solo lo studio e il tempo possono garantire.

La figura dell’allevatore da molti viene sottovalutata, ma è un mestiere che merita rispetto e stima per chi pratica questa professione con correttezza e professionalità.

L’allevatore difatti non è soltanto colui che trae un profitto con la nascita dei cuccioli (tra l’altro se chi svolge questa professione la compie in modo legale e attento i guadagni sono davvero esigui visti i costi e il tempo speso) ma è anche colui che concorre, in modo determinante, al mantenimento delle caratteristiche di un razza che tanto le persone amano e ricercano al momento della scelta del cucciolo.

Senza la figura dell’allevatore e delle esposizioni di bellezza o lavoro le razze andrebbero man mano a perdere la loro definizione caratteristica.

Se infatti ci si fa caso, questo fenomeno succede per quelle razze che in alcuni momenti storici vanno tanto di moda, come il nostro amato Labrador.

Il disfacimento delle razze è un fenomeno in stato molto avanzato, un esempio lo si può fare con i Labrador: oramai con questo appellativo si indica ogni cane giallo o nero con le orecchie pendule; stesso discorso con il pastore tedesco, qualsiasi lupoide nero focato è appellato in tal modo, cosi come i cani grossi, lanosi e bianchi sono subito definiti come maremmani e si potrebbe andare avanti all’infinito.

Ma non è questo il vero concetto di razza!

Perchè non tutti possono improvvisarsi allevatori?

L’allevatore è colui che conosce alla perfezione gli standard di razza, il carattere e le linee di sangue che sono compatibili per avere cuccioli “in tipo” sia morfologicamente e caratterialmente.

La loro conoscenza gli permette di saper notare caratteristiche e dettagli che a un occhio poco esperto non risalterebbero, riuscendo quindi subito a dare, con pochi semplici occhiate, un giudizio specifico sul singolo esemplare.

L’allevatore serio e preparato conosce tutte le patologie a cui incorre quella data specifica razza, sa come scegliere al meglio il maschio e la femmina migliori da far accoppiare per compensare i difetti ed esaltare i pregi dei futuri cuccioli.

L’allevatore serie non racconta a parole che i propri cani sono sani ma a suo rischio procede in tempo per eseguire tutti i controlli sulle patologie ereditarie della razza a costi di 400/500 euro per ogni soggetto.

Un cucciolo da riproduzione può costare dalle 2.000 alle 3.000 euro mentre un soggetto adulto dall 5.000 alle 7.000 tutto questo sul senno di poi, perchè in natura la garanzia sulla “salute eterna” non esiste!

Infine tengono conto anche della tempra e le attitudini sportive dei singoli esemplari (anche questi elementi rientrano nello standard).

Come mai tanti privati si improvvisano allevatori?

Sono molteplici i motivi che portano a questa scelta:

In primis: chi non vorrebbe, a propria disposizione, una cucciolata da coccolare per tanto tempo? Quanto sono adorabili?

Nessuno però tiene conto dell’impegno, costanza e denaro che devono essere profusi per la corretta gestione di una cucciolata.

Per molti l’idea che alla cucciolata ci pensi sopratutto la madre è cosi ben radicata che si autoconvincono di poterla realizzare senza minimamente preoccuparsi della logistica necessaria, in questi casi, nella maggior parte delle volte l’inesperienza e la superficialità porta a panico e a non ben pochi problemi.

Anche perché la madre si occuperà dei cuccioli solo nel loro primo mese di vita, dopodiché sarà compito dei proprietari occuparsene a tempo pieno.

Diventerà un vero e proprio lavoro che assorbirà gran parte della giornata e che durerà minimo un mese (essendo vietato vendere un cucciolo prima dei due mesi dalla nascita ma un allevatore serio non consegna cuccioli a 60 giorni di vita ma minimo 3 mesi).

Svezzamento, sverminazioni, vaccinazioni, microchip, cibo..ma sopratutto, cinque o sei (o anche dieci o più…dipende dalla razza e dalla taglia del animale) cuccioli che girano per casa facendo i loro bisogni ovunque, rosicchiando tutto ciò che incontrano dinanzi, non riposando la notte, abbaiando senza motivo e infilandosi in qualsiasi tipo di guaio e cosi via. Immaginate almeno un mese in queste condizioni, sopratutto per chi non può godere di un giardino.

Questo è lo scenario tipico di avere a che fare con una cucciolata e non tutti per spazi e conoscenze possono, giustamente, occuparsene ne tantomeno inventarsi allevatori di punto in bianco.

Cosa fa quindi l’amorevole proprietario che si è inventato allevatore?

Innanzi a tutte queste ordinarie problematiche, il neo allevatore cede i cuccioli troppo presto, sopratutto li cede al primo che capita, senza sincerarsi delle reali credenzialità degli aspiranti proprietari, quindi con questa scelta avventata e superficiale si mette a rischio il futuro dei cuccioli.

La maggior parte dei cani che si trovano nei canili sono stati abbandonati da vecchi padroni, sono una minoranza i cani randagi che sono da sempre stati in questo stato.

Analizziamo altri miti da sfatare che portano a pnsare di dover fare cucciolate:

  1. La femmina “ha il desiderio di avere la maternità” (falso)
  2. La cucciolata è un utile rimedio per la gravidanza isterica (falso)
  3. La cagna dopo il parto si acquieta (falso)
  4. Fare la cucciolata abbassa il rischio di tumori e piometre (falso)
  5. Le cucciolate garantiscono alti profitti (falso)
  6. Avere un figlio del proprio cane (non commento)

Tutte le affermazioni suddette sono totalmente false, senza senso o in alcuni casi entrambe le cose.

Il desiderio di maternità

Questo sentimento è esclusivo di noi esseri umani essendo che deriva da un retaggio culturale che, come ovvio che sia, non appartiene ad un cane.

La femmina quando è in estro prova l’impulso di accoppiarsi. Quando non si trova in questa particolare condizione, non le interessano l’accoppiamento ne tantomeno avere dei cuccioli.

La gravidanza isterica

L’unico rimedio effettivo e comprovato per eliminare la gravidanza isterica è sterilizzare l’animale, farla partorire non serve a granché, perché al calore successivo si ripresenterà la gravidanza isterica e quindi il problema.

Effetti benefici sulla salute e sul carattere

Per poter effettivamente prevenire alcune gravi patologie, non basta un’unica cucciolata, bisognerebbe come minimo farne una all’anno, e questo è impensabile per la maggior parte dei privati che sono inesperti del settore.

Tra fare una cucciolata e non farne alcuna, quindi la differenza è praticamente nulla; se si vuole davvero proteggere la cagna dai tumori alla mammella o dalla piometra e da molte altre patologie il rimedio migliore non è l’accoppiamento saltuario ma la sterilizzazione.

Arricchirsi facendo cucciolate

Le uniche persone che traggono profitto da questa attività, sono coloro che allevano senza criterio e non rispettando le ordinarie prescrizioni previste: gestiscono madre e cuccioli in una gabbia o tenendoli tutti in un recinto per due mesi, utilizzando cibo scadente e in completa assenza di cure mediche per poi chiedere come minimo 500 euro per la vendita di ogni singolo cucciolo.

Se invece questa pratica la si attua in modo lecito molto probabilmente, in alcuni casi, si può riottenere il rimborso delle spese sostenute per la buona riuscita e cura della cucciolata.

Avere un figlio del proprio cane

Il motivo più insensato ma quello anche più comune è quello di perpetrare la stirpe del proprio cane, maschio o femmina che sia non fa differenza.

Le cucciolate fai da te in relazione al sovraffollamento dei canili:

In mancanza di conoscenze, competenze e spazi sufficienti per gestire e accudire al meglio una cucciolata, si finisce per vendere al primo che passa i cuccioli e senza i dovuti controlli il cucciolo può tanto essere adottato da una famiglia amorevole e che non gli farà mai mancare nulla, ma in egual modo, potrà essere adottato da persone inesperte o peggio ancora da chi, dopo essersi stufato, dopo un po’ di tempo lo abbandona per strada andando ad aggravare la realtà del randagismo e il sovraffollamento dei canili.

Vediamo i veri dai dati oggettivi che valgono più delle chiacchere da bar!

L’unico ente che in Italia raccoglie dati ufficiali su cani e gatti randagi presenti sul territorio nazionale è la LAV. Attraverso le ultime stime diramate possiamo dare alcune importanti indicazioni su tale problematica:

  1. Animali presenti nei canili: ad oggi il dato complessivo in nostro possesso indica che ci si aggira intorno sui 200mila animali.
  2. Costo medio annuo 1000 euro, vita media in un canile 7 anni. Quindi per ogni animale il costo medio annuo è 7 mila euro;
  3. Totale mantenimento di ogni struttura 200.000 euro annui.

Questi sono dati approssimativi che si avvicinano poi non di poco alla realtà dei fatti.

Non esiste un ente amministrativo in Italia che conosca con precisione realmente quanti animali sono presenti nei canili e consequenzialmente non si ha la certezza dell’effettiva spesa annua necessaria per il loro sostentamento.

Non si hanno dati certi neanche sulle risorse impiegate da: Stato, Regione e Comuni e dalle Onlus in riferimento a questa problematica.

La realtà del randagismo

Altro problema non di poco conto è quella degli animali randagi che circolano liberamente sul territorio nazionale. L’ultima stima da parte del Ministero della Salute a riguardo dei soli cani risale al 2012 e all’epoca se ne contavano tra i 500.000 ai 700.000. Per i gatti l’ultimo dato ufficiale risale al 2006 con 600.000 di mici.

Dal 2006 al 2017 sono aumentate di molto le iscrizioni all’anagrafe canina (57% in più), e questo è un elemento che aiuto a prevenire il problema del randagismo. Le sterilizzazioni però sono ancora molto poche, nel 2016 sono stati sterilizzati solo 26000 cani e 61000 gatti (dati questo ampiamente falsati dal momento che il 90% delle sterilizzazioni in Italia non è fatturata e quindi impossibile da censire).

I cani randagi in Olanda

L’Olanda oltre a distinguersi per i tulipani, mulini a vento è anche l’unico paese al mondo in cui il randagismo è del tutto inesistente.

Come si è arrivati a questo straordinario risultato?

Nel XIX secolo in Olanda i randagi erano numerosissimi e creavano importanti problemi alla popolazione: ciò accade a causa di una scelta governativa che portò alla tassazione di chiunque fosse possessore di un cane di razza. L’imposta era finalizzata a garantire una diminuzione del numero di padroni di animali domestici ma portò all’effetto di indurre chi lo era già ad abbandonare il proprio animale per non pagare la tassa. Il randagismo assunse quindi dimensioni davvero enormi e nel 1886 nacquero le prime associazioni animaliste.

Le strategie vincenti che furono attuate:

  1. Multe onerose e carcerazione fino a 3 anni, senza la possibilità di essere scarcerati pagando la cauzione per chiunque maltrattasse un animale;
  2. Campagna gratuite di sterilizzazione;
  3. Agevolazioni fiscali per chi scegliesse di adottare un cane;
  4. Microchip obbligatorio per risalire facilmente al padrone;
  5. I randagi catturati vengono alloggiati in strutture moderne e funzionali fino a quando non viene trovata una famiglia adatta;
  6. Se un proprietario si trova in un momento di difficoltà economica e non può permettersi le necessarie curie veterinarie le paga il Comune;
  7. Se il cane ha problemi comportamentali, il Comune di propria spesa gli assegna un educatore cinofilo;
  8. Nel caso in cui il padrone sia malato e non può accudire il proprio animale, il Comune assegna dei volontari affinché portino a spasso l’animale, in un’ultima alternativa l’animale può essere assegnato momentaneamente a un rifugio;
  9. Nel caso il padrone non voglia più tenere il proprio animale, lo può cedere al canile ma solo accettando il veto di non poterne più avere alcuno nei 10 anni successivi.
  10. Gli animali non sterilizzati esistono solo negli allevamenti, tutti gli altri sono sterilizzati.

L’Olanda ha dimostrato,con tali accorgimenti, come sconfiggere un problema cosi diffuso e gravoso che attanaglia da anni il nostro Stato, merito quindi va al Governo olandese che ha potuto raggiungere un tale risultato anche grazie alla collaborazione dei proprio cittadini.

In altri Stati, questa problematica, è affrontata in modo diverso e più estremizzato e cioè dopo un tempo ben determinato di attesa in un canile, i cani persi e non reclamati sono destinati all’eutanasia nel momento in cui il tempo prestabilito scade. Questo è attuato sopratutto nella maggior parte dei Paesi del Nord Europa.

Nel Regno Unito sono rarissimi i randagi, secondo le autorità, gli esemplari rintracciati sono o scappati dai loro rispettivi proprietari oppure sono stati rubati e soltanto una minima parte sono stati precedentemente abbandonati dai loro vecchi padroni.

I randagi vengono accolti in apposite strutture fin quando non si riesce a trovare loro la famiglia proprietaria, trascorsi 7 giorni la proprietà passa automaticamente al Comune. Dopo l’acquisizione da parte dell’ente pubblico scatta subito un’apposita procedura per trovare una famiglia adatta per l’adozione.

Nella maggior parte dei casi si riesce a trovare una nuova famiglia adottante altri invece sono destinati ai canili e scaduto il termine di massima permanenza sono destinati all’eutanasia.

Se volete approfondire la vostra conoscenza cinofila, leggete questo articolo sul prezzo di un cucciolo di Labrador.